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Minori, Srm: povertà materiale diventa povertà educativa, soprattutto nel Mezzogiorno

27 febbraio 2018 Economia

Questa mattina, nella sede della Fondazione CON IL SUD è stata presentata una ricerca su “La povertà minorile ed educativa. Dinamiche territoriali, politiche di contrasto, esperienze sul campo”, realizzata da SRM con il supporto di Fondazione Banco di Napoli e Compagnia di San Paolo. La ricerca ha evidenziato che essere poveri dal punto di vista materiale aumenta il rischio di essere poveri dal punto di vista educativo, con la conseguenza di una maggiore difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro. Nel Mezzogiorno circa 500 mila minori vivono in condizioni di povertà assoluta e 1,2 milioni sono in situazioni di povertà relativa (rispettivamente il 39% e il 52% del totale nazionale). Un minore su due in povertà relativa vive al Sud. Poco più di un europeo su 10 tra i 18 e i 24 anni (il 10,8%) non consegue il diploma di scuola superiore e lascia prematuramente ogni percorso di formazione (early school leavers), percentuale che sale al 13,8% per l’Italia e al 18,4% per il Mezzogiorno. In Italia i NEET (Not in Education, Employment or Training) sono oltre 3,2 mln, (il 26% della fascia dei giovani tra i 15 e i 34 anni); nel Mezzogiorno sono 1,8 mln, oltre la metà del totale nazionale. La percentuale di cittadini a rischio di povertà ed esclusione sociale è in Italia più elevata rispetto alla media dei Paesi UE, interessando il 30% della popolazione. In termini assoluti oggi in Italia si contano oltre 4,7 milioni di poveri. Nelle regioni meridionali (16,6% al 2016) ed insulari (22,4%) la percentuale di ragazzi che abbandona prematuramente gli studi, è tra le più alte in Europa: quasi un giovane su quattro in Sicilia (23,5%) e quasi uno su cinque in Campania (18,1%) figurano nella categoria degli Early School Leavers. Altro elemento di valutazione della qualità formativa è offerto dall’indagine OCSE–PISA da cui emerge che 1 quindicenne su 4 in Italia non supera il livello minimo in matematica (23%) e 1 su 5 (21%) non supera il livello minimo in lettura. Tra le regioni a maggior ritardo si distinguono Sicilia, Campania e Calabria. In queste aree è piuttosto alta la percentuale di ragazzi con scarse abilità in matematica (rispettivamente il 37%, 36% e 46%). Risultati analoghi si riscontrano in riferimento alle performance in lettura, con il 37% dei quindicenni calabresi privi delle competenze minime (il 30% dei ragazzi siciliani e il 28% di quelli campani). Per quanto attiene invece l’offerta educativa di qualità, in Calabria, Campania e Puglia l’indice di presa in carico dei bambini 0-2 anni ad opera dei servizi educativi pubblici non supera il 5%: meno di 5 bambini su 100 hanno la possibilità di frequentare un asilo nido o un servizio integrativo pubblico o convenzionato. In Campania l’84% dei minori tra i 6 e 17 anni non svolge 4 o più tra le 7 attività culturali e ricreative considerate; il 79% in Sicilia, il 78% in Calabria, il 74% in Puglia, il 71% in Molise e il 70% in Abruzzo. Se non guardiamo soltanto alle competenze di lettura e matematiche, ma alla dotazione culturale in generale, i dati diventano ancora più allarmanti. Quasi la metà dei bambini e dei ragazzi dai 6 ai 17 anni non ha letto nemmeno un libro all’anno se non quelli scolastici. Inoltre, nonostante l’Italia sia il paese più ricco di siti Unesco nel mondo, il 69,4% dei ragazzi non ha visitato un sito archeologico nell’ultimo anno, il 55,2% non ha visitato un museo e il 45,5% non ha svolto nessuna attività sportiva; sono infine 300 mila i minori “disconnessi”, ovvero che non hanno utilizzato internet nell’ultimo anno. Risulta così importante agire sulle cause della povertà individuando i bisogni di ciascuna famiglia, al fine di accompagnarla verso l’autonomia predisponendo interventi appropriati. È un percorso in cui i servizi in rete-sociali, socio-sanitari e i centri per l’impiego si fanno carico dei cittadini più deboli, mentre questi ultimi si attivano nei comportamenti che gli vengono richiesti. In appena un mese – dal 1 dicembre 2017 (data a partire dalla quale è stato possibile presentare domanda per il REI) e fino al 2 gennaio 2018 – sono giunte all’INPS poco meno di 76 mila richieste. Campania, Sicilia e Calabria sono le regioni da cui sono state trasmesse il maggior numero di domande; nel complesso ben oltre la metà di quelle totali. Nel solo 2016, le Fondazioni di origine bancaria hanno erogato oltre 413 milioni di euro per il welfare ed il contrasto alla povertà (circa il 40% del totale delle loro donazioni, pari ad oltre 1 miliardo di euro). Sostenendo più di 5.500 interventi destinati a giovani e altri soggetti deboli, per migliorare la loro vita e favorire la crescita di comunità coese e solidali.

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