Prima che la casa bruci, amore. La casa di Spoleto

Prima che la casa bruci, amore. La casa di Spoleto

di M. Luisa Amendola

Siamo agli inizi degli anni Quaranta, le strade sono battute dai convogli dei tedeschi, Mussolini lancia proclami sonanti. Una famiglia sta scappando da Roma a Spoleto: sono Augusto, Enrica e i loro due figli, Camillo e quella che tutti chiamano Stellina, la cui voce racconta questa storia. Le piccole e grandi rinunce degli anni di guerra, i timori, gli addii, gli arrivederci, la vita in una piccola comunità, i primi batticuore, le lettere scritte con la penna e l'inchiostro, i contadini che sanno tutto, il cibo che non è più lo stesso: ogni cosa è osservata con occhi di bambina, indagatori e curiosi. "Cosa farò da grande?" si domanda spesso questa piccola testimone. Con un salto temporale di qualche decennio la bambina diventa adulta, ricorda e scrive: la memoria le permette un tono leggero, ironico, a tratti quasi divertito, come a dire che l'unica cosa importante è che quel futuro, quel "da grande" sia stato possibile. Maria Luisa Amendola riscrive una delle più drammatiche pagine della Storia italiana con fedeltà e partecipazione; l'ottica infantile non le impedisce di raccontare l'eco dei bombardamenti vicini, la resistenza, i soldati da nascondere a da cui nascondersi. Le vere dichiarazioni di Mussolini, degli speaker dalle stazioni radio proibite, fanno da contrappunto al racconto, arrivano nella storia improvvise e violente a turbare il faticoso ordine familiare, a spezzare il respiro di una scrittura incantata, flusso di una coscienza che si sta formando.